Mixed Reality e Realtà Aumentata in ambito sanitario

come la realtà aumentata stravolge il settore medico sanitario

Quello che fino a poco tempo fa sembrava essere uno scenario medico fantascientifico, oggi è realtà. Anzi, realtà aumentata e realtà virtuale! La prima è la sovrapposizione di informazioni e contenuti digitali tridimensionali sull’ambiente reale attraverso l’utilizzo di dispositivi mobili come quelli indossabili di ultima generazione. La seconda invece proietta l’utente in un ambiente alternativo.

Primo campo di applicazione

Il primo campo di applicazione di questa tecnologia è stato l’assistenza tecnica. GE Healthcare, divisione medicale di General Electric ha sviluppato il sistema Drive (Digital Reality and Intelligent Virtual Experience). Si tratta di un servizio di assistenza tecnica 4.0 che attraverso l’ AR crea un sistema di comunicazione in olopresenza tra i tecnici  di GE Healtcare e il personale presente in loco, che viene guidato negli interventi di riparazione e manutenzione dell’apparecchiatura. Questo consente di fornire un supporto da remoto efficace, tempestivo.

Surgical Theathre

La Surgical Theathre, colosso statunitense nel settore Healtcare, offre ai pazienti un’esperienza coinvolgente a 360 gradi. Indossando dei visori VR il paziente cammina all’interno della propria anatomia, tra i vasi e il proprio male, acquisendo ulteriori conoscenze e una maggiore consapevolezza degli interventi terapeutici.

Questo strumento è utile ai neurochirurghi per la valutazione previa del caso, per lo studio dell’anatomia, per la determinazione della migliore procedura da seguire, per la riproduzione di diverse procedure chirurgiche e per la comunicazione ai pazienti della condizione in esame.

Holoscope

La RealView Imaging, start up con sede a Israele ha progettato Holoscope, un sistema olografico che può essere utilizzato durante procedure minimamente invasive, consentendo ai medici di manipolare le immagini 3D in tempo reale. Pensato per essere usato in ambito cardiologico, con il semplice tocco di una mano, il medico può ruotare l’immagine olografica a 360 gradi, può aprire virtualmente e visualizzare la sua struttura interna, contrassegnare un’area di significato clinico o contrassegnare due punti per misurare con precisione le strutture anatomiche.

Vizor

Altra azienda israeliana, l’ Augmedics ha progettato Vizor, un visore che consente la sovrapposizione di informazioni inerenti la cartella clinica del paziente sul campo operatotio.

Così facendo non distoglie lo sguardo dal paziente per osservare i monitor e si abbattono i tempi necessari per le consultazioni.

Hololens per ricostruire arti

Presso l’Ospedale Universitario Imperial College di Londra, vengono utilizzati gli Hololens per aiutare i chirurghi a ricostruire gli arti traumatizzati.

Attraverso la TAC e gli altri esami diagnostici il software elabora il modello 3D dell’arto in questione. Non parliamo solo del contorno, ma di tutta la struttura interna, e in particolare dei vasi sanguigni. Il chirurgo, indossando gli Hololens sovrappone perfettamente il modello 3D all’arto reale avendo elementi in scala 1:1 per tracciare i punti in cui intervenire per intercettare i vasi ideali alla vascolarizzazione del flap da impiantare.

VerimaCT 1.0

WitHECA, divisione speciale di Witapp che sviluppa prodotti per il settore Healtcare, ha realizzato un software da applicare a visori per la Mixed Reality. Parliamo di VerimaCT 1.0 che converte automaticamente i dati delle TC e delle risonanze dal formato dicom in file formato 3D. Il risultato finale è un ologramma della regione interessata che può essere ruotato o ingrandito e avvicinato. Questo consente di ottenere una precisa percezione di profondità della regione anatomica del paziente. Questo innovativo strumento diagnostico è d’aiuto per radiologi e chirurghi. Oltre dunque alla riduzione dei margini di errore nella diagnosi e negli interventi, si riducono anche i tempi necessari per referertare. Si ottiene una maggiore tempestività di intervento in particolare in caso di emergenze.

Il software è attualmente in uso presso l’ Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi a Firenze.

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